Sanremo e la Musica di plastica

6 Aprile 2006
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Lo so che non c’è più voglia di parlare di Sanremo, perchè le abbiamo già sentite tutte… Ma è solo una scusa per parlare della musica italiana. Perchè una musica italiana c’è, ci sono le major che si lamentano di chi scarica gli album dei loro artisti con WinMx o con Emule… Ci sono persone che girano il nostro belpaese riempiendo teatri e stadi… Ci sono i soliti Ligabue, Vasco Rossi

La settimana scorsa mi è capitato di partecipare ad un concorso per “gruppi emergenti“, vantandomi un pò dell’assurdo titolo di artista. Ci ha chiamato chi ha organizzato il concorso, noi non ne avevamo nemmeno sentito parlare. Mai avrei pensato di suonare in una pallida imitazione di Sanremo giovani (e fortuna che era solo una pallida imitazione…); abbiamo portato una canzone antifascista, credendo almeno di poter scuotere un minimo la giuria. Suonavamo per diciassettesimi su diciotto… Ci siamo dovuti sorbire i gruppi emergenti che ci precedevano… Credevo di non farcela… Tutte canzoni sull’amore… Toccami, fammi godere… Oppure qualcosa di un pò più poetico… Più patetico che poetico, a dire il vero. Dove siamo finiti? Non c’è speranza. Ho smesso di illudermi anni fa di poter raggiungere una sorta di successo, di poter vivere della musica che faccio… Non c’è speranza perchè le cose serie non vendono. Bandabardò e Modena City Ramblers. Caparezza e Frankie Hi-nrg. De Andrè, De Gregori, Guccini e Paolo Conte. Il Vasco (ma quello di una volta). Emozioni, quella si che era musica. Non questa pallida imitazione di poesia in musica (mi vengono i brividi riascoltando “Nuda come sei ti alzi e te ne vai…” brividi che solo Berlusconi è in grado di darmi)… Ma il pubblico musicale vuole davvero questo? Un ragazzo depresso, in crisi per una vita sempre più difficile… Deve sperare in un Tiziano Ferro per scaldarsi l’anima? Che tristezza… Una volta l’Italia era la musica. Lo è ancora. Nel senso che la musica è ancora quella degli anni trenta, quella di Dean Martin e di “That’s amore“. Abbiamo perso la strada.

Dimenticavo: non siamo passati. Ma mi ha dato più soddisfazione un uomo di cinquant’anni che, dopo averci fatto i complimenti, ci dice “Il mio ’68 è servito a qualche cosa“. Io non suono musica di plastica. Magari brutta. Ma non musica di plastica. O da Sanremo. Buona vita a tutti.

Se siete curiosi qui sotto c’è il link alla canzone che abbiamo presentato al concorso…
Riferimenti: Flying – Zorba ft Miriam

Quotidianità

7 Marzo 2006
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“Mi piace fare il mio percorso quotidiano, bagnare il giardino, leggere i miei libri, prendere appunti per il mio libro sull’epidemia. Mi piace fare tutte queste cose e poi bermi un bicchiere di vino prima di andare a letto e addormentarmi subito con la mente sgombra. Sì. Nessuno di noi ha voglia di assistere a portenti o a presagi, per quanto possano piacere le storie di fantasmi o i film dell’orrore. Nessuno di noi vuole vederla davvero una Stella d’Oriente o una colonna di fuoco nella notte. Noi vogliamo pace e razionalità e routine. Se dobbiamo vedere Dio nella faccia nera di una vecchia, faremo bene a ricordarci che c’è un diavolo per ogni Dio, e il nostro diavolo potrebbe essere più vicino di quanto ci faccia piacere pensare”.
Stephen King
L’ombra dello scorpione

Mi piaciuta molto questa citazione sulla Quotidianità. Ma credo che abbiamo bisogno anche di veder le colonne di fuoco nella notte, per continuare ad amare la nostra routine, ad accettarla, quantomeno. Voi che ne pensate?

Il partito del Sapone

21 Febbraio 2006
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Nasce tutto da una riflessione fatta con un mio amico. I politici oramai non fanno più politica (sia a destra che a sinistra, senza distinzioni), ma curano soltanto i loro interessi, e fanno campagna elettorale solo cercando di vendere la loro immagine, attacando quella degli avversari. Ormai non sono più i punti del programma di un partito a far votare, ma gli scontri nei dibattiti politici, dalla quale quello che ha dato l’impressione migliore ha più possibilità di essere eletto.
Quindi, se i politici non fanno più politica ma si vendono come al supermercato, perchè invece di votare un partito non votiamo il sapone? Il sapone pulisce lo sporco (e di torbido in Italia ce n’è da quarant’anni e più… Praticamente dalla nascita della democrazia…), è economico (non ti impone di guardare le sue televisioni o di leggere i suoi giornali) e in più è fatto in casa (quello vero).
Alle prossime elezioni, perchè non votare il sapone?
Riferimenti: Il manifesto del Partito del Sapone

Schizofrenia totale

20 Febbraio 2006
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Siamo nel baratro più nero. Il mio blog è Aforismi di un pazzo, ma non sono tanto pazzo come il mondo che mi circonda. E questo mi sconvolge. Se io sono pazzo, e il mondo lo è ancora di più, mi mancano i termini per definire uno come Charles Manson. O Pacciani. Come li chiamo? Pazzi? Io sono leggermente meglio di loro. E’ la schizofrenia più totale. La cassazione giudica meno grave uno stupro se la ragazza è vergine. Qual’è la ragione? Che non viene rotta l’imene e quindi è meno dolorosa? Schizofrenia. Facciamo guerre in nome del petrolio, mascherandole da guerre religiose, le chiamiamo “giustizia infinita” e “guerra preventiva”. I marines americani diventano “i portatori di pace”. Schizofrenia totale. C’era un grande slogan hippie, una volta: “Fare la guerra in nome della pace è come scopare in nome della castità”. Schizofrenia totale. E comportamenti dissociati. L’assenza di un senso è portata ai suoi limiti estremi. Il portatore nano di democrazia fa il contratto con gli Italiani. Non lo mantiene e dice: “Abbiamo rispettato tutte le nostre promesse”. Schizofrenici, personaggi a doppia o tripla personalità, che sono capi di stato, uomini d’affari, ex (?) massoni… Altro che Psycho. Anche lui avrebbe paura ad andare a pranzo con Berlusconi. O con Bush, se è per questo.
Ma i più schizofrenici siamo noi. Noi, che vediamo la politica come un’altra realtà, su cui discutiamo, ma non ci riguarda. Noi, che continuiamo ad idolatrare una tv che ci vende una vita che non possiamo permetterci. Siamo noi gli schizofrenici più gravi, che viviamo decine di vite parallele, al lavoro, a casa, quando facciamo sesso, quando ci dedichiamo ai nostri hobbies… Non ci sono psichiatri abbastanza per curarci tutti. Ma tanto sbaglierebbero. La nostra cura non è uno psicologo. Lo psicologo deve curare questa società. Basta psicologi. Vogliamo persone oneste che curino il mondo, altro che schizofrenia e maniaci depressivi. Siamo alla schizofrenia totale. Persino ai pazzi è permesso scrivere su un blog. Per fortuna, altrimenti credo che impazzirei davvero. Basta con i saggi, le veline e i critici. Vogliamo dei pazzi che devino la nostra vita verso qualcosa di nuovo. Vogliamo tutto. E lo vogliamo adesso. Peccato che non sei più qui a ricordarcelo, Freddy. “I want it all. And I want it now“.

"Quel fascismo non si ripeterà mai più"

15 Febbraio 2006
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“Quel fascismo non si ripeterà mai più”
E’ così che Pasolini chiude il suo articolo “Fascista” sulla dittatura di Mussolini in Italia.
Fa male pensare che certe persone se ne sono andate e non possono assistere a questa fantastica Repubblica Italiana nelle mani di Berlusconi… Mi sarebbe sempre piaciuto sentire i commenti di De Andrè, dello stesso Pasolini… Ma mi bastano forse quelli di Montanelli, un uomo fortemente di destra, che diceva che Berlusconi era un’esperienza necessaria per questo paese, per non ripetere gli stessi errori due volte. Speriamo di scoprire ad Aprile che aveva ragione.
Tornando all’articolo di Pasolini… Definiva i fascisti “personaggi assolutamente archeologici [...] che non troverebbero assolutamente spazio e credibilità nel mondo moderno“. Aveva ragione? In un certo senso si e in un altro no. I personaggi che rievocano un regime dittatoriale ci sono ancora, e purtroppo hanno anche trovato credibilità. Il portatore nano di democrazia è solo la punta dell’iceberg.
Pasolini poi amplia l’argomento, parlando dei mass-media. Altro che Nostradamus. Pasolini (ma anche Orwell) sono profeti senza paragoni. Il fascismo si è incarnato nella televisione (e chi le possiede?) causando un appiattimeno (quello che l’autore di “Scritti corsari” chiama “Omologazione“) e un annullamento dell’individualità, diventando una dittatura. Cos’è una dittatura? Un regime dispotico, spesso esercitato con l’utilizzo della forza e delle armi. Non sembrerebbe il nostro caso. Noi abbiamo libertà di scelta, possiamo accendere e spegnere, cambiare canale… Sarebbe una questione di utilizzo, quindi, di utilizzo e coinvolgimento. Quindi non è una dittatura. Se il problema fosse solo Mediaset non ci sarebbero problemi. La dittatura invece è ovunque: giornali, radio, televisione, informazione in generale… Questa è dittatura. Ci è tolta ogni possibilità di scelta. Non abbiamo scelta e nonostante questo continuiamo a sentirci liberi. Una libertà fittizia, costruita ad arte solo per illuderci.
Mi sono chiesto spesso come fosse possibile che il fascismo si fosse instaurato in Italia, e come Mussolini avesse potuto fare quello che ha fatto. Ora lo so. So che non c’è possibilità di scelta. C’è solo la possibilità di combattere, violentemente o meno, contro questo regime dei mass-media. Credevo di non vedere più il fascismo in Italia. Mi sbagliavo, come Pasolini. Cambia forma, si evolve con i tempi, ma rimane stabile dove è sempre stato, nei corridoi del potere, in attesa della condizione propizia. E non illudiamoci che finisca ad Aprile. I sostenitori del Dorian Gray italiano ci sono ancora (i veri prodotti dell’omologazione culturale di Pasolini)… E anche se non venisse eletto, il regime non sarebbe sconfitto. Perchè il regime è l’informazione di parte. Che sarebbe ancora e comunque nelle sue mani. Il fascismo si ripeterà ancora. I partigiani del ’45 sono vecchi e non combattono più. Stiamo arruolando i nuovi partigiani. Buona vita a tutti…

Dalla mente di Naike (1)…

14 Febbraio 2006
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Mi hanno detto di credere in Dio, solo perchè era giusto farlo. Non mi hanno fornito alcuna motivazione, eppure io ho creduto in Dio.

Ma dov’era questo Dio quando il mio sangue bagnava l’asfalto? Dov’era Dio quando il mio corpo e la mia mente si riempivano di cicatrici?

Io non lo so, so solo che da quel giorno non ho più creduto in Dio.

Mi avevano detto che io ero la Sua immagine perfetta. Ma se veramente Dio avesse questi occhi pieni di ira avrebbe già ammazzato tutti noi da un pezzo.

Mi hanno detto di amare, perchè non c’è nulla di più importante dell’amore.

Ma io non riuscivo a capire cosa fosse, se non prima di scopare a 14anni, per scoprire veramente cosa significasse amare. Dopo mi hanno chiamato bambino e immaturo.

Da allora ho rinnegato l’amore.

Mi hanno detto di combattere, perchè non si otterrà mai niente senza lasciare del sangue a splendere al sole, senza sacrificare qualche vittima per un obiettivo comune.

E dov’erano loro che comandavano quando la gente che mi stava accanto, la gente che amavo, cadeva morta ai miei piedi?

Dov’erano loro quando io, ferito, lottavo senza tregua contro una morte che avrebbe portato solo disperazione?

Io non lo so, so solo che da quel giorno non ho più combattuto.

Mi hanno detto di credere in qualunque cosa, mi hanno detto che esistevano i fantasmi e la Befana, che Babbo Natale è un uomo vecchio che vive al Polo Nord e che quando ti cade un dente, il topolino dei denti ti lascia i soldi sotto il cuscino.

Ma gli unici fantasmi che ho visto sono quelli del mio passato, e nè la Befana nè Babbo Natale mi hanno mai regalato qualcosa: e nemmeno il topolino dei soldi ha mai cacciato un euro per quelli che mi erano caduti perchè ne avevo prese troppe.

Ho smesso di credere a quello che non potevo vedere.

Mi hanno detto che le droghe non devono essere usate, perchè è solo un modo provvisorio per sfuggire dalla realtà, che arriva e se ne va in un istante.

Ma io mi sono drogato proprio perchè cercavo una via di fuga da questa realtà fittizia, e siccome durava un attimo, dovevo drogarmi ancora e ancora per andarmene finalmente da qui. Che motivi avevano i miei educatori per vietarmelo?

Io non so, so solo che gli ho disubbidito e che continuo a drogarmi.

Il tempo passa, e la mia rabbia mi spinge a combattere, sempre. E mi piace. Perchè c’è qualcosa per cui combattere: me stesso. Mi ricordo di tutte quelle persone che sono morte per aver lottato per un obiettivo in cui credevano in tutte loro stesse…

Per cui erano disposte a morire…

Ho iniziato a credere in un nuovo regno di dei: me stesso e le persone che avevano e hanno condiviso tutto con me.

Ho iniziato ad amare me stesso, e come conseguenza ho imparato ad amare, ed ora amo chi merita di essere amato.

Ho continuato a combattere, per consegnare a mio figlio un mondo in cui non si debba crescere come sono cresciuto io.

Ho creduto in qualunque cosa, a patto che fosse una persona con la stessa rabbia che avevo io negli occhi a chiedermelo.

Ho continuato a drogarmi, perchè la realtà non è cambiata.

E, sebbene li ami ancora,

HO RINNEGATO CHI MI HA EDUCATO.

(1) Naike è, per gli indiani d’America, un guerriero leggendario che li avrebbe liberati dal dominio dell’uomo bianco.

La Domenica: il collasso della TV

13 Febbraio 2006
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La Domenica è la dimostrazione più ecclatante del precipizio in cui è precipitata la televisione italiana. Mara Venier e Domenica In ci mostrano le regole del buon gusto e della buona educazione, la Ventura propone lo show del calcio minuto per minuto (ormai un classico in tv), e dall’altra parte Buona Domenica con Costanzo e tutti i personaggi dei vari reality e delle creature di suo marito Maria De Filippi.
C’è qualcosa in queste trasmissioni che mi mette i brividi, ma ancora non sono riuscito a capire bene cosa… Ma penso che quello che più mi impressiona, che mi rattrista, anche, siano le facce. La faccia della Venier, sempre giovane, quasi eterna (quanti anni ha la Mara nazionale? Quando faceva le commedie all’italiana con Boldi & C. ne avrà avuti 25… Adesso?), la Ventura, con quel seno talmente pieno di silicone da sfidare la forza di gravità (e non può essere il push-up: quello aiuta, non fa i miracoli) e quella pelle da ventenne (anche lei non è più la giovanissima che presentava mai dire gol con Lippi…).
L’unico “puro” è Maurizio Costanzo; ma lui non ha bisogno di una maschera. Lui è un ex P2ista, e questo basta e avanza. Nel suo programma quello che mi riempie più di tristezza è Claudio Lippi: io che nella mia adolescenza lo ricordo come il presentatore pazzo insieme alla Gialappa’s, lo vedo malinconico e serioso, quasi lobotomizzato… E’ triste la nostra tv. Dietro tutte queste ore in cui le famiglie italiane vengono “educate” (o meglio “omologate” come annunciava negli anni ’60 il profetico Pasolini) cosa rimane? Qualche lifting e qualche chilo di silicone (Ripa di Meana docet). E la sindrome di Dorian Gray, alla quale il vero maestro (l’uomo che ha 69 anni e ne dimostra 45 e che è appena stato “sciolto” da Ciampi) non solo ci ha abituato, ma ci ha anche legato dal desiderio. Ci ha fornito l’eterna giovinezza a pagamento, senza nemmeno il patto col diavolo del ragazzo con il suo ritratto (Oscar Wilde si spancia dal ridere a vederci, sotto il suo angelo al Pere Lachaise), un elisir di lunga vita a cui tutti possiamo aspirare. Quanta tristezza in tv. Alcatraz se n’è andato e Jack Folla è finalmente stato ripreso e giustiziato; al suo posto abbiamo Bonolis e “il senso della vita” (alla quale il Dorian Gray d’Italia è stato invitato); il calcio è perso tra tette e comici di dubbio valore, mentre Ciotti fa la telecronaca dall’aldilà… Mentana si finge esperto (alla fine era un giornalista, qualche cosetta saprà pure lui), con tutto il nuovo baraccone di mediaset che ci ha rubato 90°minuto… Quanta tristezza.
Ma la tristezza più grande è che le facce sono sempre quelle. Non le stesse persone, proprio le stesse facce. E la nostra, mentre ci facciamo spappolare il cervello? La nostra sarà sempre la stessa? O sarò distrutta dalla merda quotidiana che siamo costretti ad ingoiare, mentre sogniamo l’elisir di lunga vita? Buona vita a tutti…

L’eroe ignoto

9 Febbraio 2006
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“Al potere ci sono solo dei pazzi pericolosi. Tutti nascondono all’umanità che le stanno preparando la morte scientificamente”

Durante la seconda guerra mondiale i fisici del tempo si suddivisero in schiere: tutti quelli all’assidua ricerca della realizzazione della bomba atomica da una parte, insieme ad Enrico Fermi, scienziato italiano che emigra in America e realizza nel ’42 la prima pila atomica; e dall’altra Ettore Majorana, Heisenberg e Einstein.
I primi non si pongono nessun problema etico: scoprono un arma invincibile, un’energia potentissima, in grado di far volgere le sorti del conflitto mondiale in favore di chi la possiede, e l’unica scelta che fanno è quella di darla al meno pazzo: tra Hitler e il generale Eisenhower scelgono il comandante delle forze alleate.
Albert Einstein era, come Fermi, in America in quel periodo; cercò di convincere il presidente Truman a sganciare la bomba atomica su un atollo del Pacifico invece che su Nagasaki e Hiroshima, a scopo dimostrativo; il risultato sarebbe stato comunque lo stesso, la resa. Ma Truman non lo ascoltò, come tutti sappiamo.
Heisenberg, dall’università di Lipsia, non solo affermò a gran voce di on essere in grado di costruire un ordigno nucleare, ma si preoccupò anche di farlo sapere agli Americanitramite Bohr. E questa preoccupazione nasce, “casualmente”, dopo il soggiorno all’università tedesca, di un uomo che la storia pare aver dimenticato, ma che allora era forse il miglior fisico esistente: Ettore Majorana, il più importante interlocutore di Heisenberg.
Il fisico Italiano aveva già scoperto la bomba atomica? O era addirittura andando oltre, visualizzandone gli effetti?
Tutti gli scienziati che lo hanno conosciuto dicono di no, ma lo ritengono anche un genio che ha “visioni” quasi profetiche. E sua sorella Maria ci dice che affermava continuamente:”I fisici (o la fisica) sono sulla strada sbagliata”. E che strada stavano intraprendendo quasi tutti i fisici del mondo? Quella della liberazione dell’energia atomica. Majorana e Heisenberg, schiavi delle dittature di Hitler e Mussolini, a differenza di tutti quegli “uomini liberi” protetti dal famoso “senso comune” di Truman, non hanno dato al loro governo la bomba atomica, e hanno impedito lo scatenarsi di un conflitto nucleare che si sarebbe sviluppato senza che nessuno ne conoscesse il reale potere distruttivo (nonchè le problematiche dovute all’esposizione alle radiazioni). Hanno, in un certo senso, salvato l’umanità dall’autodistruzione.
Ettore Majorana, eroe ignoto, condottiero di provincia, Catanese che studia a Roma e insegna a Napoli, protagonista sconosciuto della storia del mondo aveva le stesse visioni di Prospero ne “La Tempesta” di Shakespeare: vedeva dissolversi il mondo, le sue costruzioni, e tutte le persone che lo abitavano. In una gigantesca nube a forma di fungo.

Per qualsiasi informazione sul personaggio c’è “La scomparsa di Ettore Majorana” di Leonardo Sciascia, dalla quale è ripresa la citazione iniziale.

La giusta via

7 Febbraio 2006
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Siamo persi nel labirinto di Dedalo,
braccati dal nostro Minotauro privato
nato e cresciuto nelle profondità
dell’abisso del nostro inconscio.

Siamo persi, sperduti e impauriti
ormai convinti che non ne usciremo
nè vivi nè morti. Mai.
Diventeremo cenere delle nostra ossa.

Siamo persi in questo sotterraneo.
Dove abbiamo sbagliato?
Forse un bivio, una scelta sbagliata.
Scegliere senza una via d’uscita?

Siamo persi già dalla partenza,
ancora alla sorgente assassina;
credere di vedere il Disegno,
farsi indicare la mappa dal Pendolo.

L’uscita dal dedalo è semplice.
Procede fondamentalmente dritta.
Noi cerchiamo Dio. Focault. I templari.
Gli scritti di Nostradamus.
E non la via d’uscita.

Il viaggio

6 Febbraio 2006
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Dolcemente cullati dal delirio
in una tempesta di ricordi,
viaggiamo senza meta
tra le nostre paure e le nostre passioni.

Vediamo popoli senza onore
tradirsi per i trenta denari di Giuda;
Caino e Abele rinascono,
per combattersi ancora.

Questa volta Abele ha ucciso Caino,
ma la sostanza non cambia:
Sisifo dovrà cadere ancora
per sovvertire le regole del gioco.

Guerre già combattute ci coinvolgono,
tra le scogliere di Azio
e la pianura di Stirling,
e i corpi sul campo sono i nostri e non lo sono.

Poi un buio dolce tra me e te,
il timore dell’oscurità della mia mente
si mischia con il piacere del tuo corpo caldo.
Il viaggio è finito; la meta eravamo noi due.